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Quando la misericordia è giovane

Un passaggio importante del Documento finale dell’ultimo Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” è dedicato alla “libertà ferita e redenta”: «La libertà umana è segnata dalle ferite del peccato personale e dalla concupiscenza. Ma quando, grazie al perdono e alla misericordia, la persona prende coscienza degli ostacoli che la imprigionano, cresce in maturità e può impegnarsi con più lucidità nelle scelte definitive della vita». Proprio perché il male non ha mai l’ultima parola, è «importante aiutare i giovani a non scoraggiarsi di fronte a errori e fallimenti, seppure umilianti, perché fanno parte integrante del cammino verso una libertà più matura, cosciente della propria grandezza e debolezza» (n. 76).

Il Documento finale (di questo, come di ogni altro Sinodo) è un testo ampio e attentamente ponderato, che va dunque accolto con impegno, sia nel suo impianto di fondo, sia nelle sue singole affermazioni. Non una lettura fine a se stessa, però, ma stimolo per un esercizio di discernimento, aperto alla vita e alle attese del mondo giovanile. In tale prospettiva, questa rubrica cercherà di sviluppare una linea di ascolto e di attenzione nei confronti del mondo giovanile, facendo tesoro delle indicazioni sinodali e valorizzando in maniera particolare la cifra della misericordia.

L’appello a una libertà rigenerata dalla fede e dalla grazia è uno dei temi portanti del Sinodo sui giovani (ma anche dei giovani e per i giovani…). Per un verso, infatti, è vero che la libertà dice il modo tipicamente umano di “cominciare”, di dar vita a qualcosa di inedito, che inizia da noi stessi: mentre in natura assistiamo al ripetersi di eventi e fenomeni prevedibili e ripetibili, l’atto libero è sempre una forma di “piccola creazione”, anche se in ogni caso entro i limiti della finitezza umana. Nel bene e nel male: possiamo avvalerci della nostra libertà per “assomigliare” a Dio oppure, al contrario, ripetendo il disastro del primo peccato, per voltargli le spalle o cercare invano di metterci al suo posto.

Per altro verso, proprio per la sua natura generativa, la libertà rappresenta la sintesi di tutte le aspirazioni e le speranze (ma anche le illusioni) di un giovane che si affaccia alla vita: si entra nel mondo adulto assumendosi la responsabilità di scelte di vita stabili, che disegnano una rete di relazioni, un paniere di competenze, un ordine degli affetti, un insieme di orientamenti attraverso i quali si dà forma all’esistenza. Se negli ultimi secoli sul piano culturale la libertà è stata spesso usata per celebrare il potere assoluto dell’uomo sulla natura, sulla storia, sugli altri e su se stessi, sul piano del vissuto questa tentazione lusinga da sempre in modo specifico il mondo giovanile, animato dal desiderio forte – ma in molti casi anche con l’illusione pericolosa – di poter tenere in pugno la propria vita, di “fabbricare” il futuro lasciandosi guidare solo da impulsività e da immediatezza.

In realtà, la libertà non è l’attributo di un Superman, che s’illude di volare sopra le teste degli altri. La libertà è il dono delicatissimo e prezioso che Dio ha fatto a una creatura fragile, vulnerabile, instabile; capace di dedizione eroica ma anche di opportunismo cinico, di sognare in grande e di concepire progetti alti ma anche di sprofondare nei bassifondi della vita offesa, laddove la miseria sembra il capolinea di ogni fallimento. No, la misericordia non è una forma di “compassione vecchia”, che accetta passivamente le ferite e la stanchezza della vita, illudendosi di mascherarla con un effimero sentimento “buonista”. La misericordia è l’unica risposta capace di raggiungere la miseria e trasformare la disperazione in speranza. E se è vero che la speranza è una “parola giovane” (anche se purtroppo oggi sembra ridotta a una merce rara e quasi introvabile), la misericordia riapre i percorsi interrotti della speranza, riconciliandoci con la nostra fragilità – ma non con il male che vorrebbe sopraffarla. Soprattutto ci dona occhi nuovi per leggere la nostra vita e la storia nella quale siamo immersi, vedere il “sommerso” del­la miseria che ci opprime il cuore, aiutando a compiere quel passo decisivo che solo il perdono è in grado di consentire. La misericordia che riapre gli occhi quando tutto sembra perduto, riapre anche i progetti, i desideri, le speranze. In questo senso la misericordia è giovane, e tutti abbiamo bisogno di rinascere dall’alto, come Gesù, parlando a Nicodemo, continua a chiedere a ognuno di noi.

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