LOVE IN PROGRESS 2019

Giovani che desiderano imparare ad amare

Si è svolta dal 15 al 17 marzo la seconda edizione di Love In Progress, il Corso “per imparare ad amare” organizzato dai religiosi e laici della Pastorale Giovanile e Vocazionale della Famiglia dell’Amore Misericordioso di Collevalenza in collaborazione con la Pastorale Vocazionale della Diocesi di Orvieto Todi. Un’iniziativa che rende testimonianza di una Chiesa che sa collaborare con tutte le sue componenti: religiosi, religiose, sacerdoti diocesani e famiglie.

Il Corso accompagna i giovani alla scoperta dell’amore in tutte le sue dimensioni a partire dall’Amore incondizionato di Dio per ogni uomo annunciato dalla Beata Madre Speranza, che ci spinge ad amare noi stessi con verità e ad andare verso gli altri con un cuore libero. Il corso  rivela ai giovani l’orizzonte alto del messaggio cristiano: amare come Gesù ci ha amato. Questo amore compie l’aspirazione profonda del cuore e apre alla gioia vera oltre l’egoismo, il possesso e la ricerca di piacere che caratterizzano spesso le relazioni in un mondo secolarizzato. I giovani che arrivano al Santuario per questo Corso sono colpiti positivamente dal modo diretto con cui si affrontano le tematiche e dalla possibilità di scendere in profondità sulle ragioni e motivazioni che sostengono le scelte più radicali e controcorrente come la castità prematrimoniale.

Matteo, 18 anni da Roma racconta:”Ho deciso di partecipare a questo corso perché mi sono da poco fidanzato e volevo subito gettare delle basi buone per un rapporto fiorente. Questo corso ha aumentato in me la fiducia e la sicurezza, cose che prima non avevo tanto, per affrontare questa relazione nel modo migliore.

Maria Ilaria, 24 anni, di Jesi ha partecipato per la seconda volta al Corso: “Ho deciso di venire nuovamente perché lo scorso anno è stata una tappa fondamentale per la mia vita, soprattutto per gli aspetti legati alla sessualità. Qui si ha il coraggio di parlare di argomenti che la Chiesa fatica ad esporre ai giovani, in particolare il tema della Castità. Quest’anno desideravo che tutti i miei amici venissero con me e questo mi ha portato a far pubblicità. E’ stato bellissimo perché ho ricevuto tanti “si” da tante amiche e siamo venute in un bel gruppo. Questo mi ha dato gioia perché mi ha permesso di essere strumento del Suo Amore nel mondo.”

Elisabetta, 28 anni, Jesi: “Sono venuta a questo corso invitata da un’amica con cui parlo sempre molto. Ho detto: “perché no?”… Ero incuriosita dal tema dell’amore, un argomento che ci riguarda tutti nella vita di tutti i giorni. Quindi non ci ho pensato due volte. Penso sia stata una scelta bellissima perché ho potuto riflettere su tutte le sfaccettature dell’amore. Dall’amore verso gli amici, a come Gesù ama tutti noi per come siamo pur con tutti i difetti. Così siamo chiamati anche noi ad amare gli altri, anche le persone più lontane, proprio come fa Gesù. E poi anche l’amore per una persona che si sceglie per la propria vita. Come abbiamo ascoltato in questi giorni l’amore è un donarsi all’altro e buttare giù l’egoismo che è in noi. Qui a Collevalenza si respira un’aria bella, si sta bene. Non conoscevo il Santuario, ne Madre Speranza e quindi tutto è accaduto tramite questa mia amica; è stata un’esperienza speciale per il luogo, le persone incontrate e i temi trattati che sono un bagaglio importante per la mia vita.”

Quando la misericordia è giovane

Un passaggio importante del Documento finale dell’ultimo Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” è dedicato alla “libertà ferita e redenta”: «La libertà umana è segnata dalle ferite del peccato personale e dalla concupiscenza. Ma quando, grazie al perdono e alla misericordia, la persona prende coscienza degli ostacoli che la imprigionano, cresce in maturità e può impegnarsi con più lucidità nelle scelte definitive della vita». Proprio perché il male non ha mai l’ultima parola, è «importante aiutare i giovani a non scoraggiarsi di fronte a errori e fallimenti, seppure umilianti, perché fanno parte integrante del cammino verso una libertà più matura, cosciente della propria grandezza e debolezza» (n. 76).

Il Documento finale (di questo, come di ogni altro Sinodo) è un testo ampio e attentamente ponderato, che va dunque accolto con impegno, sia nel suo impianto di fondo, sia nelle sue singole affermazioni. Non una lettura fine a se stessa, però, ma stimolo per un esercizio di discernimento, aperto alla vita e alle attese del mondo giovanile. In tale prospettiva, questa rubrica cercherà di sviluppare una linea di ascolto e di attenzione nei confronti del mondo giovanile, facendo tesoro delle indicazioni sinodali e valorizzando in maniera particolare la cifra della misericordia.

L’appello a una libertà rigenerata dalla fede e dalla grazia è uno dei temi portanti del Sinodo sui giovani (ma anche dei giovani e per i giovani…). Per un verso, infatti, è vero che la libertà dice il modo tipicamente umano di “cominciare”, di dar vita a qualcosa di inedito, che inizia da noi stessi: mentre in natura assistiamo al ripetersi di eventi e fenomeni prevedibili e ripetibili, l’atto libero è sempre una forma di “piccola creazione”, anche se in ogni caso entro i limiti della finitezza umana. Nel bene e nel male: possiamo avvalerci della nostra libertà per “assomigliare” a Dio oppure, al contrario, ripetendo il disastro del primo peccato, per voltargli le spalle o cercare invano di metterci al suo posto.

Per altro verso, proprio per la sua natura generativa, la libertà rappresenta la sintesi di tutte le aspirazioni e le speranze (ma anche le illusioni) di un giovane che si affaccia alla vita: si entra nel mondo adulto assumendosi la responsabilità di scelte di vita stabili, che disegnano una rete di relazioni, un paniere di competenze, un ordine degli affetti, un insieme di orientamenti attraverso i quali si dà forma all’esistenza. Se negli ultimi secoli sul piano culturale la libertà è stata spesso usata per celebrare il potere assoluto dell’uomo sulla natura, sulla storia, sugli altri e su se stessi, sul piano del vissuto questa tentazione lusinga da sempre in modo specifico il mondo giovanile, animato dal desiderio forte – ma in molti casi anche con l’illusione pericolosa – di poter tenere in pugno la propria vita, di “fabbricare” il futuro lasciandosi guidare solo da impulsività e da immediatezza.

In realtà, la libertà non è l’attributo di un Superman, che s’illude di volare sopra le teste degli altri. La libertà è il dono delicatissimo e prezioso che Dio ha fatto a una creatura fragile, vulnerabile, instabile; capace di dedizione eroica ma anche di opportunismo cinico, di sognare in grande e di concepire progetti alti ma anche di sprofondare nei bassifondi della vita offesa, laddove la miseria sembra il capolinea di ogni fallimento. No, la misericordia non è una forma di “compassione vecchia”, che accetta passivamente le ferite e la stanchezza della vita, illudendosi di mascherarla con un effimero sentimento “buonista”. La misericordia è l’unica risposta capace di raggiungere la miseria e trasformare la disperazione in speranza. E se è vero che la speranza è una “parola giovane” (anche se purtroppo oggi sembra ridotta a una merce rara e quasi introvabile), la misericordia riapre i percorsi interrotti della speranza, riconciliandoci con la nostra fragilità – ma non con il male che vorrebbe sopraffarla. Soprattutto ci dona occhi nuovi per leggere la nostra vita e la storia nella quale siamo immersi, vedere il “sommerso” del­la miseria che ci opprime il cuore, aiutando a compiere quel passo decisivo che solo il perdono è in grado di consentire. La misericordia che riapre gli occhi quando tutto sembra perduto, riapre anche i progetti, i desideri, le speranze. In questo senso la misericordia è giovane, e tutti abbiamo bisogno di rinascere dall’alto, come Gesù, parlando a Nicodemo, continua a chiedere a ognuno di noi.

L’articolo originale a questo link